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Come aiutare i figli a fare i compiti?

Barbara Damiano 29.01.2019

Come aiutare i figli a fare i compiti? Finché i nostri figli frequentano le elementari è tutto estremamente semplice perché, a meno di difficoltà di apprendimento che vanno gestite a parte, i compiti e gli esercizi dei bambini fino a 10 anni di età sono piuttosto semplici da svolgere anche in autonomia.

 

Tuttavia i bambini stessi richiedono spesso la nostra partecipazione; non tanto per svolgere i compiti, quanto per ottenere una rassicurazione sul loro operato, ma anche una gratificazione rispetto alla nostra presenza e alla nostra attenzione.

 

Dalle scuole medie in poi, tutto lo studio diventa più complesso e più pressante: ci sono più compiti da fare a casa, più pagine da studiare, più verifiche in contemporanea.

 

La pressione per i ragazzi può essere elevata, soprattutto nel passaggio tra elementari e medie, in cui si percepisce maggiormente lo stacco da una realtà piuttosto edulcorata a una realtà che inizia a farsi adulta.

 

Aiutare i figli a fare i compiti: sì o no?

 

Come genitori cosa dobbiamo fare? Due le scuole di pensiero: chi dice che i ragazzi vadano sempre aiutati, chi dice che debbano sbrigarsela da soli come abbiamo fatto noi ai nostri tempi.

 

Per quanto mi riguarda, credo sia molto importante seguire i figli nei compiti e negli impegni scolastici tanto più puntualmente quanto più diventano grandi.

 

Molti genitori hanno la tendenza a credere che, arrivati in prima media, i loro figli siano ormai sufficientemente grandi e indipendenti, con la conseguenza di dedicare loro troppo poco tempo, di interessarsi troppo poco alle loro giornate e alla scuola e lasciarli persino molte ore da soli in casa mentre si è al lavoro.

 

Se fino alle elementari i genitori si preoccupano di collocare il figlio dai nonni, dalla tata o da altre famiglie, dalle medie in poi spesso i ragazzi vengono lasciati di pomeriggio in completa solitudine solo per il fatto che ormai sono in grado di cavarsela da soli e non mettersi in situazioni di pericolo.

 

Questa solitudine generalizzata dei preadolescenti insieme al carico di lavoro aumentato rispetto allo studio, spesso mette in crisi i ragazzi e conseguentemente anche le famiglie, perché ci si ritrova di fronte a problemi scolastici inaspettati.

 

La mia opinione è che i ragazzi, anche alle medie, vadano seguiti puntualmente e che si dedichi loro se possibile ancora più tempo di quanto gli venisse dedicato quando erano più piccoli, perché questa età è sensibile di cambiamenti repentini e di  scombussolamenti che hanno bisogno di essere visti e percepiti da noi genitori con rapidità.

 

Chiaramente, aiutare i figli nei compiti non significa né sostituirsi a loro, né facilitargli il compito.

 

Più che mai in questa occasione noi possiamo essere da appoggio per stimolare i ragazzi a studiare, offrirci per ripetere le lezioni, consigliare quando emergono difficoltà nell’esecuzione degli esercizi scritti.

Possiamo dunque gravitare intorno ai ragazzi, mentre studiano, senza per forza stare seduti al tavolo con loro, pur restando a disposizione quando viene chiesto il nostro intervento.

 

Organizzare il tempo: un insegnamento prezioso da trasmettere ai figli

 

Questo modo di gravitare intorno ai figli e aiutarli nello svolgimento dei compiti è fondamentale per trasmettere loro un insegnamento prezioso nella gestione del tempo che noi adulti abbiamo già acquisito.

 

Infatti, ciò che noi possiamo davvero insegnare ai figli per cambiare il loro approccio allo studio è il modo di pianificare le settimane e le attività, organizzare un piano di studio, evitare carichi di lavoro incontrollati.

 

Molto utile potrebbe essere realizzare insieme ai figli un planning settimanale su cui distribuire i compiti a casa in modo da aiutarli ad organizzarsi al meglio: in questo modo potrebbero arrivare a studiare poco più di un’ora al giorno tutti i giorni e poi avere molto tempo libero per dedicarsi allo sport o alle loro passioni, invece che avere interi pomeriggi di noia alternati a pomeriggi in cui la mole di compiti da svolgere è insostenibile.

 

Cultura collaterale: imparare senza rendersene conto

 

C’è poi un modo grandioso di aiutare i figli ad imparare senza rendersene conto, e al contempo rafforzare il rapporto genitore-figlio proprio durante la preadolescenza e adolescenza. Guardare insieme film in lingua originale, portare i figli al cinema o ai musei a vedere mostre ed avvenimenti culturali, andare in gita a scoprire monumenti o città con rilevanza culturale.

 

La cultura infatti non si apprende solo sui libri in maniera mnemonica, ma soprattutto dalle esperienze che noi proviamo e dalle emozioni che vi associamo.

 

Per questo motivo è importante che la nostra famiglia diventi un ambiente culturale in cui la relazione positiva tra genitori e figli si sviluppi non solo tramite interazioni di vita pratica, ma anche tramite relazioni intellettuali.

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