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Come capire e valorizzare i talenti dei bambini

Barbara Damiano 08.11.2018

Valorizzare i talenti dei bambini vuol dire, essenzialmente, fargli amare se stessi e la propria vita, in modo da realizzarsi nel campo che preferiscono.

 

Non siamo noi a dover indirizzare i figli, né a dovergli indicare la strada: ciascuno è destinato a fare cose grandi, se vuole farle.

 

Separiamo il nostro vissuto emotivo dal vissuto dei nostri figli

 

Spesso non siamo capaci di scindere le nostre emozioni attuali da quelle del nostro passato: come adulti e come genitori, dovremmo liberarci dei nostri fardelli personali e imparare l’empatia. Invece di credere che nostro figlio provi le stesse emozioni che abbiamo vissuto noi da piccoli, cerchiamo di metterci nei suoi panni, provando nuove emozioni.

 

Spesso facciamo l’errore di credere che, se ad esempio da piccoli siamo stati bullizzati, allora anche nostro figlio lo sarà: in questo modo lo investiamo di sentimenti negativi che non gli permettono di sviluppare il suo talento emotivo.
Se non abbiamo avuto abbastanza, cerchiamo di compensare le nostre mancanze comprandogli tutto.
E così via.

 

Ricordiamoci che esistono molti tipi di talento che i bambini possono manifestare: non solo andare bene a scuola e portare a casa buoni voti.

 

Talenti sono: capacità di ragionamento fine, capacità di movimento e talenti sportivi, talenti emotivi ed emozionali, sensibilità ed empatia, resilienza, manualità…

 

Non focalizziamoci solo sui voti scolastici o sul rendimento, né tanto meno sul giudizio un po’ standardizzato della scuola: cerchiamo di osservare i nostri figli per capire le loro reali potenzialità, che spesso sono originali e affatto standard.

 

Individuiamo i nostri punti deboli, i desideri non realizzati

 

Per aiutare i nostri bambini a sviluppare appieno le proprie potenzialità, dovremmo riuscire a non influenzarli con il nostro vissuto: ci sono dei desideri nascosti che non abbiamo realizzato? Stiamo tentando di realizzare i nostri sogni attraverso i successi dei nostri bambini?

 

Siamo umani, non siamo sbagliati. Dobbiamo solo imparare a riconoscere i nostri punti deboli, senza trasferirli sui figli.

 

Impariamo un modello educativo non basato su premi e punizioni

 

Invece di dire a un bambino: Bravo!

Possiamo dirgli: Sono fiero di te perché ti sei impegnato molto.

 

Invece di dirgli: Mi fai ridere, sei proprio il comico della famiglia!

Possiamo dirgli: Le tue battute sono molto intelligenti e acute.

 

Ricordiamoci il principio della cosiddetta ‘profezia che si auto avvera’: se a un bambino continuiamo a dire, sin dall’infanzia, che è un monello, lui ci accontenterà.

 

I bambini fanno di tutto per accontentare i propri genitori, anche nelle emozioni negative.

Se noi ci aspettiamo solo capricci, loro ci daranno i capricci.
Se ci aspettiamo solo rabbia, loro ci daranno la rabbia.

 

Se pretendiamo che nostro figlio sia il migliore di tutti, probabilmente tenterà di diventarlo.

Ma attenzione: impegno e perfezione sono due situazioni estremamente differenti.

 

L’impegno può portare al talento in un determinato campo, la perfezione è un falso mito, qualcosa che nessuno può raggiungere.

 

Pretendere dai bambini, sin da piccoli, un estremo rigore e perfezionismo, potrebbe portarli non già a manifestare un talento, ma a fargli odiare le proprie capacità, ad abbandonare le proprie passioni o manifestare un senso di ansia e inadeguatezza.

 

Il talento nei bambini si coltiva essenzialmente coltivandone l’autostima.

E la fiducia in se stessi si sviluppa sin da piccoli con un’educazione positiva, basata sul bene e sull’attaccamento parentale, un’educazione realistica, che tiene conto delle reali necessità del bambino e delle sue emozioni.

 

I bambini non sono piccoli adulti.

 

I bambini non devono essere obbligati a provare solo emozioni positive

 

I bambini hanno anche difetti. Hanno anche emozioni negative.

Non possono essere sempre felici.

 

Per sviluppare un talento in ogni campo della vita, ci servono sia un animo propositivo, sia la capacità di gestire il nostro fallimento, gli errori e i tentennamenti, per ricostruirci nel profondo.

 

E i bambini sono bravissimi a imparare dai propri errori.

 

Impariamo ad accettare i figli, anche le loro scelte ‘sbagliate’

 

Possiamo provare a indirizzare i nostri figli verso ciò per cui sembrano davvero portati, ma la scelta finale spetterà sempre a loro.

 

A volte potrà capitare di vedere i nostri figli gettare via delle opportunità di successo, perché non si sentono pronti, perché possono sbagliare, perché sono umani.

 

Ricordiamoci allora che nella vita non ci sono scelte definitive: ognuno di noi può ravvedersi, ricominciare, riprendere in mano il proprio talento e sbocciare, a qualsiasi età.

 

Non tutti sono destinati al successo o alla fama.

Ma tutti noi possiamo essere destinati alla felicità personale.

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