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H24 con i figli: impariamo ad esserne felici!

Barbara Damiano 29.07.2019

Vacanze estive sinonimo di famiglia. Anche se la conciliazione delle vacanze scolastiche con il lavoro è difficoltosa, in fondo è un’ottima opportunità per conoscere meglio i nostri figli.

 

Sì, perché durante il periodo scolastico spesso ci dimentichiamo di chiedergli chi sono, cosa pensano, cosa gli piace. Siamo troppo presi – tutti – dagli impegni quotidiani: casa, studio, lavoro, sport, nonni da accudire, animali domestici… Spesso il tempo che trascorriamo con i figli è davvero poco, e viene impiegato più a dare ordini, che a lavorare sulla nostra relazione emotiva. Siamo tutto un: ‘Fai i compiti, metti il pigiama, lavati i denti, prepara la cartella!’

E iniziamo a parlare con un unico tempo verbale: l’imperativo. 

Quasi che, dando ordini, potessimo racimolare per noi qualche prezioso momento di calma e meditazione.

 

Mi dispiace molto quando sento i genitori che, dopo qualche giorno di vacanza, sono già stufi dei figli e bramano la riapertura delle scuole.

Troppe volte ho letto messaggi su Facebook, che volevano anche essere ironici, ma per me non lo sono, in cui i genitori si spalleggiano contando i giorni che li separano dall’inizio delle attività scolastiche, ammettendo che ‘non ne possono più, non li sopportano’.

 

Eppure, se crediamo un minimo nelle relazioni empatiche, è molto semplice mettersi al posto dei figli e immaginare i loro sentimenti, di fronte a tali dichiarazioni: i miei genitori NON MI SOPPORTANO.

 

Cos’è che noi possiamo non sopportare? Il dolore, la sofferenza, persino le tasse. Ma davvero arriviamo a non sopportare i figli come se fossero un peso insostenibile?

 

Tra i vari problemi che questo assunto porta con sé, il principale è che non lavoriamo abbastanza sulle relazioni durante tutto l’anno. Ci priviamo del piacere di conoscere i nostri figli, mano a mano che crescono, come individui a sé, capaci di idee, pensieri profondi, ideali, portatori di valori e di buoni sentimenti, spugne che attraggono pensieri culturali.

 

Questo è ciò che dovremmo fare da settembre in poi: ricordarci che abbiamo il privilegio e la responsabilità di crescere esseri umani consapevoli, che possono apportare il loro contributo al mondo, e abbiamo assoluta necessità di fermarci e di ascoltarli, considerarli, vederli e conoscerli.

 

Se invece siamo in cerca di scuse, allora possiamo dare la colpa ai panni da stirare, alle cene da preparare, al lavoro che ci stressa. Diciamo che possiamo auto assolverci come ci pare, e ogni volta che vogliamo. Salvo il fatto che una scusa resta pur sempre una scusa.

 

Se impariamo a conoscere i nostri figli, possiamo aiutarli a diventare esseri umani migliori. 

E voi mi dite che trascorrere qualche settimana di vacanza, H24, con esseri umani straordinari, vi pesa ancora? Non credo.

 

A volte noi genitori dobbiamo solo imparare a crescere, per capire che la vita è troppo breve per rimandare la relazione con i figli, che le pile di panni da stirare non valgono mezzo secondo di quella magnifica relazione.

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