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In vacanza lontano da casa: come capire se i nostri bambini sono pronti

Barbara Damiano 05.06.2019

Durante le vacanze estive le famiglie si trasformano in artisti giocolieri, perché devono conciliare il proprio lavoro con i tre lunghi mesi di pausa dalla scuola.

 

Tante sono le opzioni per intrattenere i bambini durante l’estate, anche se non sempre si tratta di scelte economiche: si può optare innanzitutto per un centro estivo comunale oppure per l’estate ragazzi dell’oratorio, luoghi in cui il bambino non è lontano da casa e sta insieme a bambini che già conosce.

 

Un’altra alternativa è quella di mandare i ragazzi in vacanza da soli per fare un’esperienza all’estero o nella natura, oppure mandarli in vacanza con i nonni o con gli zii.

 

Come possiamo capire se i nostri bambini sono pronti a trascorrere la propria vacanza lontani da casa?

 

Ogni bambino è a sé: non c’è una regola generale che ci aiuti a stabilire quando è il momento giusto per mandare i bambini in vacanza lontano da casa.

Alcuni bambini non si sentiranno mai pronti, altri ancora invece ameranno andare dai nonni e trascorrere l’estate insieme ai cuginetti e agli zii.

 

Ma soprattutto: noi siamo pronti?

Quali sono i passi per accettare che i figli si allontanino da noi volentieri?

Innanzitutto dobbiamo sentirci sicuri delle persone a cui affidiamo i nostri figli.

Ci deve essere una convergenza di idee pedagogiche, di valori e anche una grande compatibilità comunicativa, per sentirci sempre rassicurati dal percorso che i nostri figli stanno facendo lontani da casa, pur senza interferire direttamente sulle loro giornate.

 

Sicuramente queste esperienze sono molto formative e forniscono grandi accenti valoriali, soprattutto se pensiamo a vacanze con gli scout, con l’oratorio, oppure programmi di studio all’estero di una lingua straniera con scuole che hanno tracciato processi educativi etici.

 

Dopo che saremo pronti come genitori, potremo aiutare i figli ad allontanarsi da noi per qualche giorno.

Sicuramente sarà più facile per i bambini essere pronti a trascorrere qualche giorno lontano da casa se già da piccoli hanno preso l’abitudine a dormire dai nonni o dai cuginetti.

Questo potrebbe essere un vantaggio per le giovani famiglie, che da subito potrebbero pensare di lasciare i bambini ogni tanto con persone di loro fiducia, per coltivarsi come coppia anche dopo la nascita di un bambino.

 

Un bambino che si sente pronto ad allontanarsi dai genitori è innanzitutto un bambino cresciuto con i valori dell’attaccamento parentale o attachment parenting, ovvero un bambino cresciuto ad alto contatto con i genitori.

 

Questo può sembrare un controsenso, perché si può pensare che in questo modo il bambino sia estremamente attaccato ai suoi genitori e non voglia staccarsene, ma in realtà è esattamente il contrario.
Infatti praticare l’altro contatto nei primi anni di vita del bambino permette a questi di acquisire fiducia in se stesso e appropriarsi di un ampio grado di autonomia e di libertà personale.


Questa sua sicurezza sarà fondata sulla certezza che i suoi genitori sono comunque sempre presenti nella sua vita anche quando non vicini fisicamente, perché il bambino sa di essere amato e soprattutto di essere voluto e pensato.

 

I bambini sono pronti quando sono in grado di esprimere la loro opinione, a voce oppure con i fatti.

 

Se un bambino è estremamente attaccato ai nonni e ci dimostra di voler dormire con loro per un fine settimana o di voler passare con loro una breve vacanza, significa che quel bambino è pronto anche se noi genitori forse non lo siamo ancora del tutto.

 

Come diceva Maria Montessori: il bambino è competente; ovvero è in grado di esprimere i suoi bisogni e soprattutto fare passi avanti verso la sua autonomia.
Possiamo chiaramente agire in modo graduale, per esempio iniziando a far andare il bambino a dormire dai nonni un fine settimana per capire le sue reazioni, ed eventualmente essere pronti ad andare a riprenderlo se il bambino non è a suo agio.

 

Quindi sono per noi importanti entrambi i segnali: la volontà del bambino di restare a dormire fuori casa, ma allo stesso tempo anche il suo disagio.

 

Un bambino è pronto a trascorrere le vacanze fuori casa senza genitori quando ha quindi acquisito fiducia in se stesso, ha compreso che mamma e papà gli vogliono bene e continuano a voler bene anche a distanza e si è appropriato di un suo spazio fisico che gli ha permesso di tagliare il cosiddetto cordone ombelicale psichico.
Un bambino, infine, è pronto ad andare in vacanza senza genitori quando ha fiducia nelle persone che si prendono cura di lui, se noi stessi come genitori gli abbiamo trasmesso questa fede e li riteniamo noi stessi affidabili.

 

Durante il periodo di lontananza, cerchiamo di non essere pressanti e di non voler imporre la nostra presenza, perché questo potrebbe peggiorare il suo senso di nostalgia.
Quindi cerchiamo di ridurre le telefonate durante la giornata, evitiamo di tempestare i bambini di domande su cosa hanno fatto e cosa hanno mangiato, lasciamo che siano loro a condurre la conversazione.

Sapremo che nostro figlio era davvero pronto a trascorrere la sua vacanza da solo quando, durante l’unica telefonata del giorno, ci dirà: Mamma, ciao, non posso parlare perché devo andare a giocare con i miei amici!

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