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Scuola e famiglia: è giusto aiutare i figli?

Barbara Damiano 14.09.2018

Maria MOntessori diceva: “aiutami a fare da solo!”

 

L’autonomia del bambino era uno dei suoi principali obiettivi educativi, ma nella parola ‘aiutami’ c’è la sintesi del suo metodo: non possiamo pensare che i bambini vengano lasciati da soli nel processo di apprendimento della propria autonomia.

 

Noi siamo il loro esempio e la loro guida: i bambini imparano osservandoci, ma anche tenendoci accanto.

 

Per questo non dobbiamo mai avere paura dell’alto contatto, anche quando parenti e amici ci dicono che stiamo viziando i figli.

 

Chiariamoci: l’affetto e l’alto contatto non sono mai un vizio. Essere presenti per ascoltare, incoraggiare e sostenere, non rappresentano mai un vizio.

 

I vizi nascono in assenza di regole, e infatti la Montessori amava darne ai bambini e incoraggiarli a rispettarle.

 

Con la scuola, quindi, come possiamo aiutare i figli senza togliere loro l’autonomia?

 

  • Controllare il diario, sempre: è il primo modo di interessarsi ai loro compiti;
  • Leggere insieme le consegne, soprattutto quando i bimbi sono all’inizio delle elementari, per essere certi che abbiano compreso il lavoro da fare;
  • Stare vicini a loro mentre fanno i compiti, per esempio gravitandogli intorno mentre noi cuciniamo o accoppiamo i calzini;
  • Lasciare che sbaglino: molto meglio che a correggere gli errori sia la maestra.

 

Essere presenti: ecco il modo più giusto per aiutare i figli nel loro percorso scolastico.

 

Leggere insieme, controllare i quaderni, essere fieri di loro quando imparano qualcosa di nuovo.
E soprattutto non finalizzare l’affetto al voto: ricordiamo ai figli che non è importante il voto, ma quanto hanno imparato.

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